Feed on
Artikel
Kommentare

Dachau


Bin gestern von einer dreitägigen Klassenfahrt nach München zurück. Gestern besuchten wir das Konzentrationslager Dachau.

DACHAULIED  (Hören) 

(Text: Jura Soyfer; Musik: Herbert Zipper)

1.
Stacheldraht, mit Tod geladen,
ist um uns’re Welt gespannt.
D’rauf ein Himmel ohne Gnaden
sendet Frost und Sonnenbrand.
Fern von uns sind alle Freuden,
fern die Heimat, fern die Frau’n,
wenn wir stumm zur Arbeit schreiten,
Tausende im Morgengrau’n.

Refrain:
Doch wir haben die Losung von Dachau gelernt
und wurden stahlhart dabei.
Sei ein Mann, Kamerad.
Bleib ein Mensch, Kamerad.
Mach ganze Arbeit, pack an Kamerad.
Denn Arbeit, Arbeit macht frei.

2.
Vor der Mündung der Gewehre
leben wir bei Tag und Nacht.
Leben wird uns hier zu Lehre,
schwerer als wir’s je gedacht.
Keiner mehr zählt Tag’ und Wochen,
mancher schon die Jahre nicht.
Und so viele sind zerbrochen
und verloren ihr Gesicht.

3.
Schlepp den Stein und zieh den Wagen,
keine Last sei dir zu schwer.
Der du warst in fernen Tagen,
bist du heut’ schon längst nicht mehr.
Stich den Spaten in die Erde,
grab dein Mitleid tief hinein,
und im eig’nen Schweiße werde
selber du zu Stahl und Stein.

4.
Einst wird die Sirene künden;
auf zum letzten Zählappell.
Draußen dann, wo wir uns finden
bist du, Kamerad zur Stell’.
Hell wird uns die Freiheit lachen,
vorwärts geht’s mit frischem Mut.
Und die Arbeit, die wir machen,
diese Arbeit, sie wird gut.

Bella Ciao

Andrea Camilleri: 25 Aprile. La storia non si cancella.

http://bellaciao.org/it/spip.php?article19019

Einschränkung

Beseelt von den Noten der Griegschen “Hochzeit in Troldhaugen”, machte ich mich auf zur Bank “Trento e Bolzano” in der Sassaristraße, um einen Scheck über 2.634,87 Euro der Sanitätseinheit als Rückvergütung von knapp 3.800 Euro Zahnarztspesen (i.e. Zahnspange für meine Tochter) einzulösen. Nebenbei bemerkt ist es das erste Mal, dass ich einen Vorteil aus der Tatsache herausschlagen kann, nicht verheiratet zu sein: Kinderhort, Kindergarten, Mensa, Auslandsjahr etc. wurden stets unter Berücksichtigung der Einkommen beider Elternteile bezahlt.

Der Angestellte in der Bank sieht sich den Scheck an und meint: “Aspetti un attimo, devo chiedere al mio collega, visito l’importo.” Auf meine Reaktion: “2.600 Euro!?” antwortet er mit “Stia calma!”. Auf seine nächste Information (das Geld würde ich erst am Dienstag bekommen, da sie es “bestellen” müssten) reagiere ich auf Deutsch. Da meint er: “Perché mi parla in tedesco, dacché sa parlare in italiano?” Ich entgegne ihm, ich sei eine Kundin und er müsse sich nach mir richten. Da gibt er an, dass er kein Deutsch könne. Ich sage ihm daraufhin, mit dieser Antwort sei ich zufrieden. Die Unterhaltung lief auf Italienisch weiter.

Frühlingsgefühle

Ok. Es ist Frühling. Die Natur erwacht, alles erscheint frisch und hoffnungsvoll. Ich will mich diesen äußeren Umständen anpassen und verpasse mir diese Musik von Edvard Grieg: 

 

14.4.2008: Mir ist übel

Otto per mille

Da jetzt die Zeit der jährlichen Steuererklärung beginnt, ist es gut, einen Blick auf diese Homepage zu werfen, wo man sämtliche Informationen dazu sowie zum “Cinque per mille” findet.

Italienwahl 2008

Ich habe heute Vormittag gewählt. Sollten sich in mir Zweifel melden, so werde ich einfach nochmals folgende Meinungen lesen:

Nanni Moretti

Non mi piace l’espressione e il concetto di “voto utile”, ma personalmente non ho mai avuto dubbi sul mio voto: il Partito democratico è la novità della politica italiana e forse l’ultima opportunità per non regalare definitivamente il paese all’estremismo di Berlusconi e Bossi. Purtroppo, tra gli elettori di sinistra e centrosinistra, persiste una tentazione irresponsabile ad astenersi dal voto.

Gli incerti sono tali per delusione, stanchezza, assuefazione. La delusione nei confronti del governo di centrosinistra è in parte condivisibile, ma non può far dimenticare il vero e proprio abisso politico, culturale ed etico che c’è tra il centrosinistra e la destra italiana. La stanchezza si esprime con l’infastidito “Ma come è possibile, dobbiamo ancora occuparci di Berlusconi?!”. Sì, il protagonista negativo purtroppo è ancora lui e, cosa impossibile da immaginare nel ‘94, si tratta di un Berlusconi addirittura peggiore: per aggressività, assenza di senso dello Stato e disprezzo delle istituzioni. Assuefazione: siamo arrivati al punto che ormai quasi tutti consideriamo normali cose che in democrazia non lo sono per niente, e che infatti non sono mai accadute in altri paesi: per esempio, il monopolio televisivo privato in mano a una sola persona, che, incredibilmente, si candida per la quinta volta in quindici anni a governare con le sue improvvisazioni il paese. Come non sono normali le aggressioni verbali di Bossi e Berlusconi nei confronti degli avversari politici, delle istituzioni, della magistratura, del presidente della Repubblica. Parlare di “imbracciare le armi”, non può essere considerata un’innocua battuta (anzi, Berlusconi ha detto: “E’ una metafora”, ma mi sembra che non gli sia ben chiaro il concetto).

Molto pericolosa e inquinante è l’ossessione di Berlusconi verso i brogli elettorali. Tutti hanno dimenticato che purtroppo è una sua costante, infatti già nel ‘96 disse che Prodi aveva vinto grazie ai brogli. L’ha ripetuto quasi in tempo reale nell’aprile di due anni fa, convincendo milioni di elettori di essere stati derubati. Questo è un modo inaccettabile per delegittimare il voto e quindi minare le basi della democrazia. Si è poi visto, quando molti voti sono stati ricontati, che di poco era stato penalizzato il centrosinistra. In Berlusconi c’è una estraneità direi “naturale” alle regole e al rispetto dei risultati che non gli sono favorevoli.

Purtroppo l’opinione pubblica in Italia non esiste. Basti fare il confronto con quello che scrivono di Berlusconi giornali stranieri non certo di sinistra: esprimono incredulità per le sue continue affermazioni anti-istituzionali, severità e durezza per i suoi continui attacchi alle norme elementari della convivenza democratica, e una autentica preoccupazione verso un suo possibile ritorno al governo. Oltretutto, per la quinta volta, c’è un candidato che parte avvantaggiato nella competizione elettorale, perché ancora controlla tre reti televisive e giornali e radio. Io sono una persona competitiva, un appassionato di gare, mi piace farle e vederle, ma le nostre elezioni assomigliano alla finale dei cento metri, la gara più bella delle Olimpiadi, con sette concorrenti allineati e l’ottavo che arriva col suo blocchetto di partenza e si sistema 15 metri più avanti. Una gara falsata… Trovo perciò insensato il gran parlare che si fa di Berlusconi come personaggio “carismatico” e “grande comunicatore”. Secondo me, oggi, non è né l’uno né l’altro.

A proposito di Veltroni e Berlusconi, non capisco come ci sia qualcuno che possa sostenere che i due uomini politici e i loro programmi si assomiglino o addirittura siano uguali… Tra i due politici le differenze sono enormi, Berlusconi è un disco sempre più incantato e sempre più finto. Lo si è visto anche nel suo rifiuto di confrontarsi in tv con Veltroni. Una vera e propria fuga. Sa che perderebbe voti. Purtroppo, questo suo rifiuto qui da noi non scandalizza, viene considerato normale: “E’ in vantaggio, è giusto che non faccia il duello con Veltroni”. In altri paesi l’opinione pubblica, che qui non esiste, ti farebbe pagare politicamente ed elettoralmente un comportamento del genere.

Il centrosinistra, per non diventare come la destra, giustamente evita di usare, con segno opposto, la stessa aggressività… Per non spaventare i moderati, il centrosinistra evita di ricordare le condanne, per mafia e corruzione della magistratura, di importanti esponenti di destra: in questo modo fa due passi indietro, ma la destra ne fa otto avanti. Il centrosinistra considera molte delle argomentazioni a suo favore dei possibili boomerang, mentre la destra aggredisce e insulta. E’ un problema di metodo che però è anche di sostanza: va bene non diventare come il tuo avversario, ma bisogna solamente subire?…

Non ho mai usato l’espressione “regime”, perché quest’espressione generica può significare tutto e niente. E’ una rassicurante coperta di Linus, è un plaid linguistico che uno usa per lamentarsi e poi restare fermo. Preferirei essere più preciso, forse più duro: la nostra è una democrazia in parte svuotata dal quasi monopolio televisivo di Berlusconi.

L’irresponsabilità è una caratteristica molto italiana. Bossi, Berlusconi, Dell’Utri e tanti altri nella destra, si permettono delle affermazioni gravissime. Poi si rettifica, in parte si smentisce e tutto finisce lì. Vengono considerate, con incredibile indulgenza, “dichiarazioni in libertà”, “folklore”, “esagerazioni pittoresche”. Tanti hanno considerato troppo cupo e pessimista il finale del “Caimano”, ma le frasi di Berlusconi sull’esame di sanità mentale da fare ai magistrati si spingono molto oltre. Eppure non succede nulla (ma i giornalisti stranieri, anche quelli moderati, rimangono allibiti).

Il direttore di un telegiornale di Mediaset da anni sbeffeggia, ridicolizza, schernisce politici e giornalisti di sinistra e centrosinistra, e gli si risponde con corsivi ironici, invitandolo alle trasmissioni comiche, considerandolo addirittura più onesto di altri perché più schierato. Si ride. Ma non c’è niente da ridere. Milioni di persone vedono la televisione, che è uno strumento molto più prepotente dei giornali, e nei confronti del quale abbiamo meno difese…

Berlusconi si è lanciato ripetutamente in affermazioni molto gravi contro Napolitano, trattandolo come “uno dei loro”. Dopo l’ultima di queste incredibili uscite contro il presidente della Repubblica, alcuni giornali hanno titolato: “Lite Berlusconi-Veltroni sul Quirinale”. Ma qui non c’è nessuna lite, non c’è nessun derby, c’è solo un uomo inadatto a governare, che non ha ancora capito cos’è lo Stato, le istituzioni, la democrazia liberale.

Da molti anni, politici democristiani vengono accusati da Berlusconi di essere “comunisti” (dal ‘94 in Italia questo è ormai un insulto, a differenza di quando esisteva il Pci). Mentre molti fascisti, che restano fascisti e purtroppo non percepirebbero questo come un insulto, hanno avuto ruoli importanti nello schieramento di Berlusconi. Che, è bene ricordarlo, da capo del governo non ha mai partecipato alla festa del 25 Aprile, la festa di Liberazione. (Hab ich von hier geklaut.)

 

Frankfurter Rundschau

Ein Land verrottet. Italien ist am Ende von Peter Michalzik
Läge Italien nicht in Europa, man würde entweder nicht an dieses Land denken, weil man es abgeschrieben und vergessen hätte, oder man würde denken, dass diese Italiener vollkommen durchgeknallte, verrückte Menschen sein müssen, die mit uns in Europa nichts, aber auch gar nichts zu tun haben. Ein Land, das so lange unter einem selbstherrlichen, kriminellen Ministerpräsidenten gelitten hat, ein Mann, der offensichtlich gar kein Politiker ist, der weder ein Programm verfolgt noch in der Lage oder willens ist, irgendetwas im Staat zu ordnen oder gar zu sanieren, sondern immer und nur an seinen ureigensten Vorteil denkt, dieser Mann, nennen wir ihn Silvio Berlusconi, wird von dem Land wie von einer Herde dummer sardischer Schafe wiedergewählt und Ministerpräsident werden. Wie blöd muss man eigentlich sein?

Italien versinkt immer mehr im Chaos. Nichts funktioniert, die Lebensmittelpreise im Supermarkt haben jedes sozialverträgliche Maß überschritten, der Staat ist trotzdem kreativ im Erfinden neuer Steuern, die Arbeitslosigkeit unter Berufsanfängern ist seit vielen Jahren enorm, Neapel mit seinem Müllproblem wird zum Symbol des ganzen Landes, und selbst der Brunello und der echte Mozzarella, Gipfelprodukte der italienischen Lebensart, sind ja jetzt verseucht oder gefälscht. Der Fußball wird von Korruptionskandalen geschüttelt und von Fans bedroht, gegen die die Nürnberger bei der Eintracht wirklich brave Schafe waren. Offiziell gehört Italien nicht zu den “failed states”, den Ländern ohne handlungsfähige Regierung und staatliches Gewaltmonopol wie Afghanistan oder der Kongo, in Wirklichkeit aber muss man es inzwischen dazurechnen.

Die Paralyse der Öffentlichkeit ist soweit fortgeschritten, dass sie als Normalzustand akzeptiert wird. In Italien, der Eindruck drängt sich jedem Besucher auf, der mehr sehen möchte als die fast wundersamer Weise immer noch vorhandenen Schönheiten des Landes, kann man einem Staat beim Verrotten zusehen. Berlusconi ist an diesem Niedergang nicht ganz unbeteiligt, man weiß es überall, und trotzdem werden sie ihn wieder wählen.

Die Frage ist aber nicht, wie blöd, sondern wie verzweifelt man da eigentlich sein muss. Im Ausland hat man sich angewöhnt, Berlusconi als das Problem zu sehen. In Italien neigt man dazu, ihn als adäquaten Ausdruck des Problems, als Reaktion auf einen Zustand zu sehen. In einer Bar in einem kalten, verregneten Siena, das gerade wie eine graue, enge, müde Kleinstadt wirkt, so gar nicht wie wir uns Italien vorstellen, steht Andrea mit ebenso müden, wenn auch verschmitzten Augen und sagt, dass es die anderen, der Demokrat Veltroni oder der Christdemokrat Casini, doch auch nicht besser machen würden. Vielleicht hat er recht, vielleicht nicht, aber offensichtlich spricht Andrea, immerhin Notar, von einer Erfahrung, die tief in ihm drin sitzt, die zu einem Teil seiner selbst geworden ist. Andrea sagt, dass es doch offensichtlich Dummheit sei, einem Politiker zu vertrauen. Was er nicht sagt, aber zu denken scheint: Bei Berlusconi, da weiß man, was man hat.

Es gibt verschiedene Erklärungsansätze für das Phänomen Berlusconi, im Ausland neigt man dazu, ihn durch die propagandistische Übermacht seines Medienimperiums zu erklären. Wie für alles kann man auch hier die Mafia heranziehen. Manche gehen davon aus, dass das gänzliche Fehlen eines politischen Unterbaus, etwa von lebendigen Ortsverbänden, der entscheidende Faktor ist. Er ist in den Neunzigern weggebrochen, als sich die Kommunisten mit dem Ostblock und die Democrazia Christiana in Korruption auflösten.

Man muss einen Schritt weiter gehen und dem Umstand ins Auge blicken, dass Italien, vielleicht neben Weißrussland, das erste Land Europas ist, das keine Politik mehr hat. Andrea, der mal Kommunist war, würde das nie zugeben, dazu ist er viel zu stolz, dazu ist die Erinnerung an die Leidenschaft, mit der er einst an den politischen Kämpfen beteiligt war, zu nah. Aber seine Haltung drückt es aus.

In Italien ist der Staat nur noch dazu da, jenen, die es schaffen, ein Teil von ihm zu werden, ein sicheres und luxuriöses Auskommen zu sichern. Die Karriere als Politiker ist da besonders attraktiv. Die Abgeordnetengehälter sind exorbitant, vergleichbar nur mit den größten und reichsten Nationen der Welt. Der Staat ist der Kuchen, von dem sich jeder ein so großes Stück nimmt, wie er kann.

“Furbo”, schlau, ist dafür das italienische Wort. Es bezeichnet die Haltung, die das Leitbild der italienischen Gesellschaft geworden ist. Überlegen ist, wer möglichst hinterlistig und durchtrieben darin ist, seine eigenen Interessen zu verfolgen. Darin sind sie sich einig.

Ansonsten gibt es keine politische Struktur, keine Werte, keine Regeln. Berlusconi und sein Bündnis mit dem vollkommen realitätsfreien Namen “Volk der Freiheit” als die verkörperte Nichtteilung der Gewalten bildet diese Auflösung des Politischen ideal ab. Mit seiner Wiederwahl würde das Land signalisieren, dass es diesen Zustand akzeptiert und sich in ihm einrichtet. Das wäre die definitve Resignation.

 

 

Paolo Flores d’Arcais 

Al voto, al voto! Istruzioni per l’uso

L’unica cosa certa con l’attuale sistema elettorale è che ogni voto in meno a Veltroni-Di Pietro-Bonino fa vincere Berlusconi-Fini-Bossi-Ciarrapico. Questa circostanza matematica ci manda in bestia, moralmente non vogliamo subirla, ma le cose stanno proprio così. L’alternativa è secca: salvarsi l’anima (con Bertinotti) o salvarsi da dodici anni di Berlusconi-Putin (con Veltroni-Di Pietro-Bonino). ‘Io, da buon materialista ed ateo, trascurerò l’anima’  

Il 13 e 14 aprile non andremo a votare. Andremo a votare con questo sistema elettorale, che fa schifo, non a caso è stato definito «porcata» dai suoi ideatori, ma che deciderà - esso solo - la transustanziazione dei voti in seggi. Sarà bene rendersene conto, perché la tendenza spontanea in ciascuno di noi è di illudersi che il voto reale corrisponda al voto emotivo, morale, o comunque lo vogliamo chiamare.
Per capirsi. Tu voti per la lista Xz, perché la senti più vicina, o la meno lontana, o la più efficace nell’opporsi a ciò che più detesti. Nella croce che metti sul suo simbolo riassumi queste tue emozioni, e una volontà di lotta o di riduzione del danno. Ma il risultato matematico di quel tuo voto, l’unico che poi conti, potrebbe addirittura rovesciare il senso che al tuo voto hai inteso dare.
Il sistema elettorale «porcata» stabilisce infatti che alla Camera dei deputati una cospicua maggioranza assoluta vada alla coalizione che prende il maggior numero dei voti, quale che sia la percentuale ottenuta, magari anche molto inferiore al 50 per cento (più coalizioni e liste sono in concorrenza e più bassa può essere la soglia).
Nell’attuale situazione ciò significa che la coalizione Berlusconi-Fini-Bossi-Ciarrapico (ironicamente etichettata «Il popolo delle libertà») otterrà alla Camera la fiducia per un suo governo, con largo margine, se la coalizione Partito democratico-Italia dei valori (che per comodità chiameremo Veltroni-Di Pietro-Bonino, visto che nel Pd si presentano anche i radicali) otterrà anche un solo voto di meno.
Questa la realtà. Il resto è sogno, immaginazione, fantasia. E legittima, legittimissima rabbia, naturalmente. Perché questo sistema, da «porcata» qual è, porcate produce. Ma noi daremo senso concreto al nostro voto con questo sistema elettorale, non con le intenzioni che preferiremmo lo determinasse.
Perciò, quali che siano i nostri sentimenti, se contribuiamo a far avere alla coalizione Veltroni-Di Pietro-Bonino un solo voto in meno rispetto alla coalizione Berlusconi-Fini-Bossi-Ciarrapico, avremo cooperato concretamente e irreversibilmente a cinque anni di governo Berlusconi seguiti da sette anni di Berlusconi al Quirinale. Abbiamo tutto il diritto di concludere che questa prospettiva non ci spaventa, che preferiamo dare un voto «emotivo» anche se questa ne sarà la conseguenza, non possiamo invece far finta di non sapere. Sarebbe disonesto, sarebbe immorale.
Al Senato le cose stanno in modo un poco diverso, ma assai meno di quanto non si speri.

I premi di maggioranza scattano su scala regionale anziché nazionale, ma scattano comunque, in compenso le liste «minori» devono raggiungere un quorum quasi improbo, l’8 per cento, al di sotto del quale tutti i loro voti valgono zero.
Torniamo all’essenziale, perciò: un solo voto di meno di Veltroni (e alleati) rispetto al Cavaliere (e sguatteri, Ciarrapico docet), e avremo mandato al potere Berlusconi per almeno dodici anni. Questa circostanza matematica (l’unica che conti per attribuire i seggi) ci manda in bestia, moralmente non vogliamo subirla, ma in realtà le cose stanno proprio così.
Sappiamo tutti che in larghi strati di cittadini democratici, e dunque antiberlusconiani, circolano due tentazioni. Annullare il voto (o non andare proprio), votare la lista arcobaleno di Bertinotti. Tentazioni comprensibili, che hanno dalla loro moltissimi argomenti.
Io stesso sul numero di settembre 2006 di MicroMega, dopo averli certosinamente elencati, concludevo: «Dobbiamo essere conseguenti: rifiutare come ormai indecente ogni ricatto del tipo “finirete per far vincere Berlusconi” e rispedirlo con disprezzo al mittente. Dichiarare anzi esplicitamente, solennemente, collettivamente, che se i partiti di centro-sinistra, attraverso l’azione quotidiana di governo e l’approvazione urgente delle leggi necessarie, non daranno soddisfazione a quel “cahier de doléance” minimalista che sono le richieste stranote in fatto di conflitto d’interessi, giustizia, pluralismo televisivo eccetera, non li voteremo più`. Anche a rischio che in questo modo vinca per una terza volta Berlusconi».
Ho cambiato idea. La nuova coalizione berlusconiana realizza infatti ormai, senza le sbavature e le crepe democristiane di Casini, un disegno populista eversivo di cristallina evidenza. Il fondamento antifascista della nostra Costituzione verrà spazzato via e irriso come un «cane morto», la morsa clericale e oscurantista su corpi, esistenze private e cultura celebrerà fasti medioevali, la libertà sarà intesa solo nel senso di un’inarginabile arroganza del privilegio, la tolleranza zero verso emarginati e senza santi in paradiso si accompagnerà alla impunità totale e opulenta per amici del governo e altri establishment, il controllo totale del sistema televisivo farà concorrenza alle più nere fantasie di Orwell.
Dopo dodici anni (almeno) di Berlusconi al potere, la democrazia italiana sembrerà gemella di quella russa di Putin. Del resto, non è Putin il leader politico con cui Berlusconi vanta la più intima amicizia e di cui canta i più ditirambici elogi? Putin è il suo modello, o forse Berlusconi pensa che sia Putin ad aver realizzato in Russia una «democrazia» sul modello di Berlusconi. Cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia.
Immaginiamo, come possibile, che alla vigilia del voto lo scarto fra i due schieramenti sia minimo: 100 a Berlusconi-Fini-Bossi-Ciarrapico, 99 a Veltroni-Di Pietro-Bonino, cifre inferiori a tutti gli altri. Restano da conteggiare due voti, amico lettore: il tuo e il mio. Tu mi riassumi l’elenco di tutte le magagne (per atti ed omissioni) compiute dal centro-sinistra, e mi chiedi di votare perciò Arcobaleno. Se mi convinci, il risultato sarà dodici anni (almeno) di potere di Berlusconi, ma una decina (forse) di deputati in più per Bertinotti e Pecoraro Scanio. Sei sicuro di volere questo? Se sei sicuro, non c’è da discutere, è una posizione legittima e un voto con essa coerente.
Io penso invece che per le lotte che comunque dovremo fare (governo Berlusconi o governo Veltroni), su diritti civili ed eguaglianza sociale, informazione libera e pluralista e giustizia eguale per tutti, e via compitando il rosario ben noto, non è indifferente quale sarà il governo. Con dodici anni di potere berlusconiano rischiamo che per lottare democraticamente diventi necessario essere un poco eroi. E ti risparmierò la citazione di Brecht che conosci come me e come me condividi.
Oltretutto, per le lotte che ci stanno a cuore, nello schieramento di Veltroni troveremo degli alleati. Lungi da me fare il peana sul «modo nuovo di fare le liste». In questo stesso numero una donna siciliana, entrata nel Partito democratico con le famose primarie, racconta oltre ogni ragionevole dubbio come il motto del Gattopardo spadroneggi anche nel Pd di Veltroni. Ma alcune novità ci sono, nasconderle sarebbe disonestà e cecità. 
L’accordo con Di Pietro, intanto, che entrerà nel Pd (e in parlamento) portando l’istanza della legalità. L’accordo con i radicali, senza pagare il dazio-Pannella, con tutto ciò che di laicità i radicali significano (doppio merito per Goffredo Bettini, dunque). Umberto Veronesi capolista a Milano, uno scienziato al servizio della vita e della libertà delle donne, e della libertà laica tout court (ha difeso, come dovrebbe essere ovvio, il diritto di ciascuno sulla propria vita, la propria sofferenza, la propria morte: il diritto civile all’eutanasia, insomma). La conferma di Ignazio Marino e della sua legge contro l’accanimento terapeutico, bloccata fin qui dall’accanimento teo-dem. Il ripensamento su Giuseppe Lumia, la cui lotta anti-mafia torna capolista in Sicilia (grazie anche a Ignazio Marino). E infine, last but not least, Pancho Pardi capolista al Senato in Toscana per l’Italia dei Valori. Il compagno che a piazza Navona Nanni Moretti indicò come il futuro leader della sinistra e che con Nanni continua a significare, per il milione e passa di cittadini di piazza san Giovanni, 14 settembre 2002, i girotondi, la loro festa di protesta, il loro ossimoro di moderazione intransigente per la libertà e la giustizia.
Il 13 e il 14 aprile non andremo a votare. Andremo a votare con questa legge elettorale. Non saremo liberi di esprimere intenzioni ed emozioni attraverso il segno sulla scheda. Il meccanismo della «porcata» deciderà il significato concreto, cioè vero, del nostro voto. Lo abbiamo discusso a sufficienza. Ciascuno dovrà ora decidere, senza fingere di non sapere.
Potremo salvarci l’anima, o salvarci da dodici anni di potere di Berlusconi-Putin. Io, da buon materialista e ateo, trascurerò l’anima.

(Da MicroMega n°2/2008, in edicola dal 25 marzo 200 8) .

 

 

Heimat? Heimat!

Der Brixner Verein “Heimat” hat gestern zum ersten Abend der Veranstaltungsreihe “Vivere qui. Neue Wege des Zusammenlebens” an der Fakultät für Bildungswissenschaften in Brixen geladen. Es folgen im Mai zwei weitere Abende. Leider ist die Homepage des Vereins nicht aktualisiert, so werde ich die Themen kurz reintippen.

Freitag, 11. April 2008, Hans Heiss und Tiziano Rosani: Geschichte im Dialog. Dialogo tra storici.

Mittwoch, 7. Mai 2008, H.K. Peterlini: Südtirol und seine Mythen. Von der trennenden und verbindenden Kraft unserer Erzählungen. Il Sudtirolo e i suoi miti. Dai grandi racconti della divisione alle piccole narrazioni che ci uniscono.

Mittwoch, 28. Mai 2008, Günther Pallaver: Ist Südtirols Konkordanzdemokratie im 21. Jahrhundert für das Zusammenleben der Sprachgruppen noch aktuell? Il modello consociativo del Sudtirolo: attualità e prospettive per la convivenza futura.

Leiferer Tunnel

Heute Morgen fuhr ich wie immer in den Tunnel ein, der Bozen mit Steinmannwald verbindet. Ich hatte zwar gelesen, dass in der Nacht die Autobahn zwischen Auer und Bozen geschlossen sei, dachte aber nicht daran, dass die Auswirkungen noch heute Morgen um halb acht zu spüren seien. Nun, als ich weniger als die Hälfte des zweieinhalb Kilometer langen Tunnel gefahren war, gab es Stau. Ich verbrachte gute fünfzehn Minuten im Tunnel.

Was mich ärgert, ist nicht der Stau, der in Nord-Süd-Richtung außergewöhnlich war und einen Grund hatte. Mich hat es geärgert, dass der Tunnel nicht geschlossen oder nicht mittels Ampel die Einfahrt gestaffelt wurde. Die Sache ist nämlich die: Im Tunnel gibt es keine Fluchtwege, die mickrigen Kabinen sind im Notfall sowieso unnütz; außerdem funktioniert die Belüftung seit Eröffnung des Tunnels mehr schlecht als recht.

Ich hab schließlich sowohl die Stadtpolizei in Bozen als auch jene in Leifers angerufen. In Bozen sagte man mir, dass man die Ampel an der Tunneleinfahrt nicht betätigen könne, da sie mittels eines Sensors funktioniere. Auf meinen Einwurf, dass man auch einen Streifenwagen vor der Zufahrt hätte platzieren können, ging man nicht ein. Auf der Leiferer Polizeiwache meinte man, man hätte den Autofahrern die Fahrt durch St. Jakob wegen der vielen Ampeln und Seitenstraßen ersparen und die schnellere (sic!) Fahrt durch den Tunnel ermöglichen wollen.

Und sie dachte… (in Arbeit)

Und sie dachte schon, es gäbe keinen Neustart mehr. Ihr graute vor jedem Morgen. Sie beneidete die Pflanzenwelt, die alljährlich wieder von vorne beginnt. Nicht Neubeginn, nein, eine Tabula rasa ist unmöglich, dazu lebt sie schon zu lange und zu viele Türen sind bereits verschlossen. Aber ein Neustart, so hat sie endlich gelernt, ist immer möglich. Was war das nur für ein Leben, wenn sie am Morgen erwachte - oh ja, schlafen konnte sie zum Glück, gut sogar - und ihr übel wurde beim Gedanken, dass sie diesen Tag überstehen musste, dass der nächste Abend und die nächste Schlafenszeit noch so weit entfernt waren! Wie oft hatte sie sich gewünscht, nicht mehr aufzuwachen. Sich umbringen, nein, das konnte sie nicht. Das hatte sie in ihren Jugendjahren schon mal versucht und erkannt, dass doch noch etwas Hoffnung in ihr steckte, eine Neugierde, was wohl am nächsten Tag, hinter der nächsten Ecke oder Kurve sein würde.

Wann hat sie je gelebt? So richtig gelebt, gefühlt? Hat sie das jemals? Es gab Augenblicke, doch, wo das Leben lebenswert war. Aber dazwischen gab es unendlich lange Pausen, wo der Verdacht sich einschlich, ob es sie überhaupt gebe oder ob sie nicht nur eine Hülle sei, die sich bewegte, sprach, aß, arbeitete. Manchmal wünschte sie sich, es kämen überhaupt keine Momente mehr, in denen sie sich lebendig fühlte oder dass diese Momente einfach nur schnell vorüber gingen - sie wusste ja, wie sich das Nachher anfühlte.

Jetzt fühlt sie sich wie eine Genesende. Sie braucht noch die Gehschule. Sie traut sich, einige langsame Schritte zu tun. Aber sie hat immer noch Angst davor zu laufen, obwohl die Kraft und auch die Behendigkeit vorhanden wären.

 

Francesco De Gregori

Riccardo Dello Sbarba

Von Étrangers Blog kopiere ich folgenden Beitrag, den Herr Dello Sbarba am 28. März 2008 anlässlich der Podiumsdiskussion des Schützenbundes Lana gehalten hat.

Beitrag von Dr. Riccardo Dello Sbarba, Landtagspräsident

Sehr geehrte Damen und Herren, einen schönen guten Abend.
Es freut mich sehr, an dieser Tagung teilnehmen zu dürfen. Wir diskutieren heute über die Selbstbestimmung, das heißt, über die Zukunft unseres Landes. Und wenn es um die Zukunft unseres Landes geht, finde ich es richtig und wichtig, dass italienischsprachige Südtiroler, wie ich einer bin, in dieser Diskussion das Wort ergreifen. Das ist die Voraussetzung für jede demokratische Entscheidung über diese delikate Frage: alle BürgerInnen, von welcher Sprache auch immer, sollen das Recht haben , mitzudiskutieren und mit zu entscheiden.

Stichwort Selbstbestimmung. Ich möchte meine Überlegungen in drei Punkte zusammenfassen.

Punkt eins. Die Selbstbestimmung ist das Recht sich selbst frei zu bestimmen, sein eigenes Leben frei zu gestalten und ist ein Grundrecht jedes Menschen. Dieses Grundrecht gehört in erster Linie jedem einzelnen Menschen, jedem einzelnen Lebewesen. Dieses Grundrecht ist in erster Linie ein individuelles und unantastbares Recht. Ein Recht, das die Klassiker „habeas corpus” nannten und als die Basis der individuellen Freiheit hielten.
Dieses Recht hat verschiedene Varianten: es gibt das Recht jeder Frau sich selbst zu bestimmen, es gibt das Recht des Patienten die Behandlungen aus zu wählen usw.
Dieses individuelle Recht wird oft zum kollektiven Recht: das Recht der Frauen sich selbst zu bestimmen, die Charta der Rechte der Patienten, die Europäischen Grundrechte, bis zum Begriff: Völkerrecht - wobei bei den neo-lateinischen Sprachen der Begriff „internationales Recht” vorgezogen wird.
Der Übergang eines Rechtes vom individuellen Recht zum kollektiven Recht ist eine delikate Angelegenheit, weil die kollektive Dimension in keinem Fall die individuelle Dimension auslöschen darf. Also darf das kollektive Selbstbestimmungsrecht die individuelle Freiheit nicht ausschalten.
Aber immerhin: das Recht auf Selbstbestimmung ist auch ein kollektives Recht und wird als solches auch international anerkannt. Das verweigerte Recht auf Selbstbestimmung der Südtiroler nach dem ersten und wieder nach dem zweiten Weltkrieg war ein Unrecht - ohne Zweifel.
Wer jedoch heute wieder die Frage der Selbstbestimmung stellt, hinterfragt im Grunde genommen wieder die (Staats-)Grenzen. Erachtet die Frage der Grenze als für wichtig und ungelöst. Und fragt wieder: Wo soll unsere Grenze gezogen werden?
Es sind drei Varianten möglich:
1. Variante eins: die Situation bleibt wie sie heute ist, also die Grenze bleibt am Brenner. Wir behalten unsere Autonomie und hoffen auf - und arbeiten dafür - ein Europa wo die Grenzen verschwinden.
2. Variante zwei: Südtirol kehrt zurück nach Österreich, also die Grenze wird nach Salurn verlegt. Hier wird die Situation umgekehrt, die Italiener werden die neue Sprachminderheit, brauchen einen Minderheitenschutz, ein neues Statut, neue Durchführungsbestimmungen und Italien wird wahrscheinlich ihre Schutzmacht.
3. Variante drei: Südtirol wird unhabhängig, also werden wir zwei Grenzen haben, eine in Salurn und eine am Brenner. Man muss die Regeln des Zusammenlebens der Sprachgruppen völlig neu definieren, man muss die Beziehungen zu Wien, zu Rom und zu Europa neu definieren.

Punkt zwei. Die Tatsache, dass ich ein Recht habe, heißt noch nicht, dass ich dieses Recht auch ausüben muss. Ein Recht ist keine Pflicht. Ich habe das passive und das aktive Wahlrecht, aber das heißt nicht, dass ich unbedingt kandidieren oder wählen muss. Ich kann auch nicht kandidieren, ich kann auch nicht wählen.
Wovon hängt die Entscheidung ab, ob ich ein Recht ausübe oder nicht?
Ich glaube, es hängt davon ab, ob ich mir von der Ausübung dieses meines Rechtes erwarte, dass sich meine Situation verbessert. Wenn es eine konkrete Möglichkeit gibt, dass sich meine Situation verschlechtert, oder sich verschlechtern kann, so ziehe ich es sicher vor, mein Recht nicht auszuüben.
Ich lasse also mein Recht unangetastet und bewahre es für besondere Anlässe auf: zum Beispiel wenn sich die Rahmenbedingungen verschlechtern und es unbedingt notwendig wird, mein Recht auszuüben, um andere, wesentliche Rechte zu verteidigen und zu retten. Wie man sagt: „wenn Rom die Autonomie zurückzieht, wird Südtirol die Selbstbestimmung ausrufen”.
Also: im Grunde genommen ist auch die Selbstbestimmung eine Frage von Kosten-Nutzen-Analyse.

Was macht uns, unsere Gesellschaft und unsere Bevölkerung glücklicher? Müssen wir dazu heute noch unbedingt die Selbstbestimmung ausrufen? Viele denken: nein, wir haben das nicht nötig. Wir verzichten natürlich nicht auf das Recht auf Selbstbestimmung, aber wir haben es nicht nötig, unter den aktuellen Rahmenbedingungen, die Selbstbestimmung auszurufen. Diese Frage ist also für viele SüdtirolerInnen nicht aktuell.
Sie haben schon verstanden, meine Damen und Herren: ich bin dieser Anschauung. Sechzig Jahre Autonomie haben eine völlig neue Situation geschaffen. Das Land genießt eine sehr breite Selbstverwaltung und die Sprachminderheit ist Herr im eigenen Haus.
Ich würde sagen, die Autonomie ist langsam zu einer milderen Form von Selbstbestimmung geworden. Milder, aber dafür friedlich und fröhlich. Wollen wir tatsächlich diesen Erfolg aufs Spiel setzen?
Wollen wir tatsächlich alles auslöschen, was wir in diesen 60 Jahren erreicht haben, um fast bei Null wieder anzufangen? Und wie viele Fehler werden wir machen müssen, wie viel Energie werden wir verschwenden müssen, bevor wir den richtigen Weg in die neue geopolitische Situation wieder finden werden? Wollen wir wirklich in diese Richtung unsere Kräfte einsetzen?
Ich glaube, die Mehrheit der Südtiroler will dieses Risiko nicht eingehen. Als Indikator nehmen wir den Landtag: wie viele Abgeordnete haben von ihren Wählern den expliziten Auftrag erhalten, für die Selbstbestimmung zu kämpfen? Knapp vier, oder?
Es stimmt: Kosovo hat die Unabhängigkeit ausgerufen. Aber: will jemand Südtirol zu einem Kosovo machen?
Und es gibt auch gegenteilige Beispiele: Der Dalai Lama wünscht sich für sein Tibet nicht die Unabhängigkeit, sondern die Autonomie nach Südtiroler Modell. Und er will es in der jetzigen Situation Tibets, die unvergleichbar schlechter ist, als jene in Südtirol.

Punkt drei. Ich glaube schon, dass heute in Südtirol die Frage der Selbstbestimmung aktuell ist, aber auf einer anderen Ebene. Die Ebene der Verhältnisse zwischen den BürgerInnen und der Macht, zwischen der Zivilgesellschaft und der Politik. Hier haben wir sehr viel Nachholbedarf!
Wie selbstbestimmt sind die BürgerInnen dieser ultra-autonomen Provinz Bozen? Wie selbstbestimmt sind unsere Gemeinden, unsere Schulen, wie selbstbestimmt und frei ist unsere Kultur, unsere Presse, unsere Öffentliche Meinung? Wer trifft die wichtigen Entscheidungen hier in Südtirol? Die BürgerInnen? Ihre gewählten Mandatare? Oder eine Machtkonzentration zwischen Medienmonopol, Lobbyisten und Teile der Politik?
Das Jahr 2009 ist das Hofer-Jahr, unter dem Stichwort: Freiheit. Gut. Was heißt heute, im Südtirol anno 2009, Freiheit? Ich denke, wir sollten in diesem Hofer-Jahr folgende Frage in den Mittelpunkt stellen: wie frei sind Heute die Südtiroler? Sind sie unabhängig, oder abhängig? Und wovon sind sie abhängig? Nur von den bösen Rom und Brüssel? Oder, vielmehr, auch von Bozen, von der Südtiroler Politik, vom Südtiroler Lobbyismus, von der Südtiroler Machtkonzentration? Und leiden nur die deutsch- und ladinischsprachigen Südtiroler unter dieser neuen Form von Abhängigkeit, oder auch ihre italienischsprachigen Mitbürger?
Die Abhängigkeit unserer Gesellschaft ist ein gemeinsames Problem und es kann nur gemeinsam gelöst werden.
Wenn wir uns von dieser Abhängigkeit nicht befreien, werden wir auch in einem Freistaat Südtirol abhängig bleiben.
Das System Südtirol demokratisieren; die Südtiroler BürgerInnen aller Sprachgruppen unabhängiger machen; eine echte Südtiroler Freiheit schaffen für alle BürgerInnen: das scheint mir unsere zentrale und aktuelle Aufgabe. Alles andere scheint mir ein Ablenkungsmanöver, ein Gefallen den wir den wenigen, üblichen Mächtigen machen.

Riccardo Dello Sbarba
Lana, am 28. März 2008

Denkfehler?

“Nur wer eine Sprache gut spricht, kann eine zweite lernen und sich Kompetenz in der Mehrsprachigkeit aufbauen.”

Dies ist ein Satz aus einer Buchbesprechung, die ich mittels Mail vom Veritas-Verlag erhalten habe. Die E-Mail liegt nun über zwei Wochen in meinem Briefkasten, aber das Gefühl eines Fehlers verlässt mich nicht. Was stimmt nicht mit dem Satz? Warum bin ich nicht damit einverstanden? Ich habe zur Zeit immer noch keine Antwort darauf.

Sprachliches

Da ich immer wieder auf Grammatik- und andere Fehler auf www.stol.it stoße, möchte ich beginnen, diese zu sammeln.

Hier der heutige: Keine Rettung für Bub

Ich hab mir in der letzten Zeit nur zwei Mal die Mühe gemacht, Seiten im PDF-Format zu sichern: Indikativ statt Konjunktiv und Disaster (sic!)

Neu kommt diese Überschrift hinzu: kondolenzbuch-fur-die-familie-rifesser

LanQuatscherei

Auf Anregung von Valentin[o] und mit seiner Hilfe sind jetzt die Beiträge hier einsehbar, die ich im vergangenen Jahr auf [bbd] geschrieben hatte.

Antidepressiva

Hab grad auf stol.it gelesen, dass der Serotonin-Wiederaufnahmehemmer nur bei schweren Depressionen angezeigt sein soll. Dies gehe aus einer britischen Untersuchung hervor: http://medicine.plosjournals.org/perlserv/?request=get-document&doi=10.1371/journal.pmed.0050045

Abtreibung

Nachdem Herr Ratzinger gerade für das Recht auf Leben wirbt und dabei vergisst, dass es die Euthanasie eigentlich schon seit langem gibt - und zwar bedingt durch die finanziellen Möglichkeiten der Familie - möchte ich auf die Abtreibung kommen.

Die Abtreibung ist momentan ein gefundenes Fressen für den Obskurantismus und dessen Anhänger. Frauen und Männer haben vor nunmehr etlichen Jahren dafür gekämpft, dass es dieses Recht auf Leben der Frau (und des Partners) gibt.

Vor einigen Wochen hörte ich im Radio den Anruf einer Krankenschwester, die sich sehr gut an die damalige Zeit erinnerte. Sie erzählte, wie viele Frauen, die sich eine Reise ins Ausland nicht leisten konnten, an den Folgen von Pfuscherei starben; wie viele Frauen und Mädchen aus gläubigen, katholischen Familien kamen; wie viele Krankenhausärzte sich nach In-Kraft-Treten des Gesetzes als Abtreibungsgegner entpuppten, um privat desto mehr dem einträglichen Geschäft frönen zu können… Sie sträubte sich vehement gegen den Begriff “aborto”, sondern sprach stets von “interruzione volontaria della gravidanza”.

Zur Information: http://www.ginecologiaediritti.it/ivg.htm

John Irving

John Irving

Ich liebe die Schreibweise dieses Schriftstellers. Ich war jetzt einige Jahre böse auf ihn, hatte er doch die US-Intervention (sprich Krieg) im Irak befürwortet. Außerdem habe ich was gegen seinen Lieblingssport, dem Ringen (wrestling).
 
Ich liebe den Grundton seiner Romane, den des Tragikomischen. Ich bin jedes Mal wie benommen, wenn ich einen seiner Romane lese: Jeder Roman taucht in eine bestimmte, völlig andere Welt ein (zur Zeit lese ich “Until I Find You”, das im Tattoo-Milieu spielt), überzeichnet und verzerrt die Begebenheiten und Gefühle, bleibt jedoch immer glaubwürdig und überzeugend. 
 
Ich mag auch seine Sprache: gradlinig, prägnant, ohne Schnörkeleien und Übertreibungen. 

"Diario" läuft wieder an

“Diario” ist wieder gestartet, nach einem halben Jahr Pause. Was ich sehr korrekt finde, mich aber auch darüber wundere: Im September wurden die Abonnenten gefragt, was sie mit dem Kredit anfangen möchten. Man konnte zwischen Geldrückgabe, Gutschein und einer Spende wählen. Wir wählten letztere Möglichkeit und gaben den Auftrag, den Kredit der Organisation “Emergency” zukommen zu lassen. Nun, da die Zeitschrift jetzt zweiwöchentlich  erscheint, haben wir die erste Ausgabe wie gewöhnlich per Post zugestellt bekommen. Anscheinend geht das Abonnement weiter. Was ist aber mit dem Emergency-Projekt passiert? Auf der Homepage dieser Organisation wird den “Diario”-Abonnenten gedankt, die ihr Restgeld dem Projekt zugute kommen ließen. Muss mich bei “Diario” informieren.

28.2.2008

Ab diesem Datum geht die Seite von Roberto Saviano online.