Mimosa
“Siamo tutti impegnati in un’unica lotta” (Franz Kafka)
Mimosa è albanese. Lo sappiamo perché chi ci ha dato il suo numero di telefono ha detto che è albanese. Così non abbiamo nessun dubbio che in effetti non lo sia. Ci crediamo. Siamo gente che si fida sulla parola. Dal punto di vista esteriore potrebbe in realtà essere anche una di qui, e in certi momenti sul suo volto aleggia persino qualcosa di più familiare, come un ricordo di un’espressione vista da qualche parte, per esempio quando, da bambino, mia madre mi portava a visitare certi parenti lontani. Comunque, che Mimosa non sia di qui si capisce anche dal suo modo di parlare, da quelle caratteristiche esitazioni che non le consentono né di dire le cose con fluidità, né di adoperare i termini con indifferente precisione. Infatti, ogni volta che dice qualcosa, Mimosa dice anche poi subito “ecco!”, come a voler dimostrare di avercela fatta, di essere riuscita a dire quello che voleva dire.
Mimosa è dunque albanese e fa la donna delle pulizie. È bene sottolineare la contingenza di questo verbo (”fare”). Sarebbe infatti sbagliato dire che Mimosa “è” una donna delle pulizie, perché, anzi, probabilmente non è affatto una donna delle pulizie (chissà quale mestiere faceva prima di venire a stare qui, chissà se faceva un mestiere). Ma in questo momento “fa” la donna delle pulizie. Almeno quando le riesce. Qualche settimana fa è stata infatti licenziata dall’ospizio nel quale lavorava. Qualcuno le ha detto che senza il patentino di bilinguismo adesso non si può più nemmeno pulire per terra. Senza il patentino non si possono lavare le finestre e neppure i bagni. E Mimosa, che ha imparato abbastanza bene l’italiano, ma non il tedesco, il lavoro l’ha perso.Così per guadagnare qualcosa adesso lavora in giro. Qualcuno, che la conosce, la segnala ad altri che manifestano il bisogno di avere una donna delle pulizie e lei un giorno arriva. Due ore la settimana. Sempre puntuale, prende i suoi secchi e i suoi detersivi e si dedica alla casa. Durante il lavoro non la senti mai. È infatti silenziosissima (qualche volta le squilla il cellulare, e allora parla a voce bassissima intrattendosi pochi secondi con il suo interlocutore, senza che si riesca peraltro a capire in quale lingua lo faccia). Mia moglie però non è contentissima di Mimosa. Dice che non “fa bene gli angoli”. E che la prossima volta bisogna parlarle, dirle di questi benedetti angoli. Che altrimenti gli angoli ce li puliamo da soli o troviamo qualcuno che lo fa meglio. Fortunatamente però Mimosa e mia moglie non si incontrano mai, perché lei arriva sempre dopo che mia moglie è già uscita di casa. E io il discorso degli “angoli” non lo so fare. Per me la casa è fin troppo pulita. Così Mimosa poi se ne va, io la pago e lei mi dice “ci vediamo giovedì”.
[...] Il racconto si chiama “Mimosa” e lo potete leggere [QUI]. [...]